muoversi

AGROPOLI (SA)
8.9.10.11 settembre
MUOVERSI NEL PAESAGGIO SONORO
2016

incontro tematico tra
operatori / sound artist / danzatori /persone interessate al tema del
PAESAGGIO SONORO

paesaggiosonoro.it >>
ABSTRACT

Sabato 10 settembre ore 11.00

PALAZZO CIVICO DELLE ARTI
via Pisacane - Agropoli 

Laura Velardi / Il suono, il movimento, e l’acqua nel paesaggio sonoro delle  città

Curt Sachs affermava che la danza fosse la madre di tutte le arti,in quanto “la musica e la poesia esistono nel tempo; la pittura e l’architettura nello spazio. Ma la danza vive contemporaneamente nel tempo e nello spazio. Prima di affidare le sue emozioni alla pietra, al suono, l’uomo si serve del suo corpo per organizzare lo spazio e ritmare il tempo.1”
Seguendo la direttiva del pensiero di Sachs, si potrebbe affermare che anche l’ascolto della musica nell’ambiente è, a suo modo, qualcosa che coinvolge non solo lo spazio ed il tempo, ma anche il movimento del nostro corpo, e la nostra direzione nello spazio. Il paesaggio sonoro è, difatti, materia che riguarda un hic et nunc soggettivo e mai distante, ma interessa il soggetto immerso in una sorta di collettività acustica. Da musicista, ho studiato spesso il movimento creato durante un’esecuzione musicale, sia che si tratti di un evento composto quale un concerto di musica classica (nel quale, a danzare, sono i musicisti con il loro corpo) che di una qualsiasi occasione musicale. Eppure, spesso si trascura di considerare lo spazio urbano come una partitura orchestrale, un evento musicale costante e continuo, al quale noi stessi partecipiamo. Da urbanista, ho notato come questo spartito mutevole sia in grado di influenzare il movimento di un pubblico non sempre consapevole, non sempre abituato all’ascolto di ciò che lo circonda.
Nella storia, sono tanti i suoni che hanno svolto, e svolgono, un ruolo di richiamo per il cittadino, o anche solo di conferma, di appartenenza, di avvio di qualcosa di importante per la città. Si può pensare alle campane, da sempre voce che scandisce il tempo della città, una volta suono di richiamo e di individuazione di un luogo di ritrovo, oppure ai caratteristici suoni di manifestazioni e di festa, o, scendendo di scala, i suoni di un mercato, di un ritrovo in piazza, di un qualsiasi evento collettivo che abbia avuto un impatto sonoro nell’ambiente. Tra le numerose sorgenti sonore in grado di influenzare un movimento nello spazio urbano ci sono quelle create da un elemento presente da sempre nelle nostre città, in grado di riprodurre uno dei suoni più amati dalle persone,ovvero il suono dell’acqua: le fontane urbane.
Fin dall’antichità, le fontane hanno svolto un importante ruolo nello spazio collettivo: nate come mostre del completamento di un’opera ingegneristica, quale un acquedotto, dalla forte connotazione di simbolo di potere e di prestigio, le fontane hanno da sempre anche avuto un ruolo di landmark, punto di riferimento per i cittadini. Eppure, il ruolo di elemento aggregante per la collettività non è solo dovuto alla capacità di costituire un facile luogo di ritrovo, ma anche un elemento acustico di estrema piacevolezza, che si distingue più o meno facilmente nel tessuto sonoro di una città. Pur coltivando il dubbio circa l’effettiva capacità del suono, in generale, di determinare variazioni di percorso da parte dei cittadini nello spazio urbano, si può affermare che il suono dell’acqua, da sempre uno dei più graditi dall’uomo, svolge una funzione centripeta verso la sorgente di riferimento, un movimento di direzionalità del cammino, per ragioni che includono la curiosità, la gradevolezza del suono, l’istinto di ricerca di qualcosa di naturale nel contesto urbano, e così via. Tuttavia, non sempre siamo in grado di riconoscere il suono di una fontana nelle nostre città: il suono dell’acqua è spesso mascherato da altri suoni, tipici della città, il cui principale è il suono del traffico urbano. E’ quando questi suoni prevalenti, che nell’accezione più comune vengono considerati “rumori”, cessano di esistere nello scenario acustico ,o si abbassano di intensità sonora, che si verifica il comportamento umano della ricerca dinamica, del movimento. Il movimento nel paesaggio sonoro è proprio questo, l’evoluzione dall’immobilità al gesto, determinata da quella nota peregrina che improvvisamente è diventata la fontana, scoperta dal mascheramento acustico, dall’essere diventata da un’impronta sonora ad elemento di rilievo in grado di catalizzare il movimento collettivo nello spazio urbano. E sarà poi lo stesso movimento collettivo, in ultima analisi, a creare una nuova, continua partitura acustica, e a costituire un nuovo paesaggio sonoro determinato da ascolto e movimento.


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