muoversi t

AGROPOLI (SA)
8.9.10.11 settembre
MUOVERSI NEL PAESAGGIO SONORO
2016

incontro tematico tra
operatori / sound artist / danzatori /persone interessate al tema del
PAESAGGIO SONORO

paesaggiosonoro.it >>
>> CALL
PER PARTECIPARE ALL'INCONTRO L'ISCRIZIONE AD FKL È GRADITA MA NON OBBLIGATORIA, anche se gradita.

MUOVERSI NEL PAESAGGIO SONORO - Incontro

Titolo provvisorio

 
FKL – sezione italiana e ExOrto invitano a presentare proposte di relazioni all’incontro dal titolo “Muoversi nello spazio sonoro”, che si terrà ad AGROPOLI (SA) dal 9 al 11 settembre prossimo (date provvisorie).

Possono essere proposti anche lavori sonori ispirati al tema dell’incontro.

MOVIMENTO E PAESAGGIO SONORO
Sebbene ci si immagini l’ascoltatore come un soggetto sostanzialmente passivo, semplicemente aperto a che i suoni entrino nella sua coscienza – oppure anche pensando il nostro ascoltatore come una persona distratta che non presta alcuna cosciente attenzione ai suoni che lo circondano– ebbene, in tutti i casi l’ascolto è una attività. E lo è proprio partendo dal fatto fisico del suono. Il suono è uno spostamento d’aria. Non arrivano al nostro orecchio i suoni come tante diverse onde, ognuna prodotta da un oggetto sonoro, scagliate contro il nostro orecchio come frecce. Arrivano invece continuamente onde complesse, in un flusso continuo di compressione e rarefazione. E il nostro cervello le analizza e le decodifica identificando in questo flusso le varie componenti. Questo processo avviene sempre, perché non possiamo smettere di ascoltare: l’orecchio non ha palpebre e d’altra parte siamo sempre immersi in un mezzo conduttore, quale è ad esempio l’aria. Allo stesso modo, non possiamo smettere di interpretare i flussi sonori che ci arrivano.

L’incontro ad Agropoli intende approfondire l’argomento delle relazioni tra il movimento e l’ascolto del mondo intorno a noi, del paesaggio sonoro, a partire dalla quotidianità, l’ascolto necessario al raggiungimento di finalità pratiche, fino a quello più propriamente creativo ed estetico, ovvero la danza. Muoversi nello spazio sonoro, quali sono gli aspetti pratici, e quali possono essere gli approcci estetici e creativi su questa tematica. Quali elementi del paesaggio sonoro ispirano, aiutano o indirizzano il nostro movimento.

Prima che il mondo venisse così dominato dalla visione, a cui deleghiamo la maggior parte del trasferimento delle informazioni, prima della rivoluzione industriale, in una società più arcaica e contadina, il suono dava indicazioni anche maggiori della vista, ad esempio il suono delle campane dava ad un viandante l'ubicazione di un villaggio anche se visivamente ancora non era percepito, il verso degli uccelli dava indicazione ai marinai sulla prossimità della terraferma, ancor prima che l’occhio potesse individuarli nel cielo. In una città come Roma i suoni delle fontane che si trovavano (e si trovano, anche se oggi questi suoni sono percepiti solo da breve distanza) nelle varie piazze e piazzette, servivano sicuramente a dare una precisa impronta sonora ad ogni piazza, distinguendone la “sonorità” da quella delle altre. È facile immaginare esempi come questi: in definitiva richiami sonori, al posto di insegne.

Dopo la rivoluzione industriale, ma soprattutto dopo la rivoluzione elettrica, il cosiddetto rumore di fondo rende più difficile affidarci all’udito ed il suo utilizzo nella segnaletica diviene più marginale, ma se ne fa ancora uso in caso di emergenze, le ambulanze, la polizia, i vigili del fuoco, i suoni delle cui sirene afferrano l’attenzione molto prima che l’oggetto stesso che le diffonde risulti visibile. È questo un ruolo importante che viene affidato alla segnalazione acustica nelle città contemporanee, ma quali altri possibili suoni, magari più discreti, studiati ad hoc, esistono, o potrebbero esistere, per aiutarci nella mobilità, per rendere il nostro viaggiare nello spazio più agevole, ma anche – e forse soprattutto – piacevole?

È altrettanto facile accorgersi di come oggi queste siano situazioni (o scelte) desuete, se non impossibili. Immaginiamo ancora, quando visitiamo uno spazio archeologico, quali suoni potevano esserci un tempo e come un cittadino o un visitatore potesse regolarsi nel labirinto di quelle viuzze guidato per lo più da stimoli uditivi. Perché in ambienti come quelli il suono arriva senz’altro più lontano della vista.

Non dimentichiamoci inoltre quanto sia importante, se non vitale, per un non vedente la possibilità di orientarsi nello spazio attraverso i suoni. Quali sono i metodi che i non vedenti usano? Come funziona, ad esempio, l’ecolocazione?

E infine, quanti stimoli un paesaggio sonoro, o la ricerca sul suono dell’ambiente, può offrire a chi del movimento fa un'arte, al danzatore, ad esempio. E viceversa, quanto il punto di vista di chi opera facendo interagire movimento e suono dell’ambiente può servire a chi studia l’architettura sonora dello spazio, sia esso urbano o extraurbano?

All’incontro è abbinato il WORKSHOP
SUONO AMBIENTALE PERCEPITO E DANZA
(conduttori Piero Leccese e Giacomo Calabrese)

Nella danza la centralità del corpo è cosa ovvia e dunque la sua relazione con lo spazio, il contesto, più o meno ampio, è praticamente inevitabile. Nel passato essa si manifestava quasi esclusivamente nella esperienza dello spazio teatrale opportunamente organizzato con scenografie finalizzate alla rappresentazione. A cominciare però dalle sperimentazioni pioneristiche dei primi del novecento al passo con le altre avanguardie artistiche, la coreutica moderna e contemporanea sente forte l’esigenza di affrancarsi da un contesto che veniva a condizionare in maniera sostanziale l’espressione di un movimento finalmente libero dal retaggio accademico del balletto.
E dunque da un secolo circa la danza contemporanea sceglie opportunità di espressione che esulano molto spesso dagli spazi propriamente teatrali con performance, videodanza e festival in contesti naturali e/o urbani.
Nello specifico di contesti urbani la danza, attraverso il corpo e la sua ritualità di movimento non strettamente finalizzato al soddisfacimento di bisogni, nel gesto puramente espressivo “…pone domande imbarazzanti alla frenetica attività utilitaristica e finalizzata che la circonda. La danza diviene una sfida critica a quella qualità della vita che quotidianamente si esprime nel gesto ormai privo di significato. Utopicamente, essa crea il “tentativo di sabotaggio dall’interno dei meccanismi vitali della macchina-città”, e, al tempo stesso, è un “cercare nel suo ventre pulsante e troppo spesso indifferente, un rifugio protettivo per quelle attività espressive che troppo spesso languiscono nel chiuso e nel rifiuto dei teatri inospitali” ( Carlo Sini, dalla presentazione di “Danza e paesaggio urbano” all’interno del Festival “Paesaggio urbano e Arte contemporanea”, Potenza, 2009) 
I workshop dunque partiranno da queste suggestioni e scegliendo due luoghi diversi, un contesto urbano e uno naturale, affronteranno il tema della traduzione dei suoni ambientali in movimento e della sua restituzione in suggestioni di improvvisazione e/o coreografiche.

Le proposte di relazione devono essere spedite all’indirizzo muoversi@paesaggiosonoro.it fornendo il titolo ed un breve abstract.
Per le proposte audio spedire anche, sempre allo stesso indirizzo, il file via wetransfer.

Le proposte saranno valutate e selezionate da una commissione composta da membro FKL ed ExOrto.

Chi è interessato a partecipare al workshop contatti direttamente ExOrto: leccesepiero@gmail.com.

Per qualunque informazione, proposta di tipo diverso ecc., insomma per qualunque cosa, potete contattare

Francesco Michi: info@paesaggiosonoro.it
o
Piero Leccese: leccesepiero@gmail.com.

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